La visita del Papa a Bangui vista dal popolo centroafricano

Prima di recarsi in Africa, Papa Francesco incontra l’arcivescovo di Bangui, Monsignor Dieudonnè Nzapalainga, il quale, su specifica domanda rivolta dal Santo Padre sulla situazione attuale tra i ribelli islamici a Bangui, risponde che purtroppo la situazione si è aggravata ulteriormente. Le parole di Monsignor Nzapailanga, del perdurare di questo conflitto diventato di sfondo religioso, di questo odio e di questa violenza senza fine tra le diverse popolazioni presenti sul territorio, fa sobbalzare Papa Francesco dalla sua poltrona come se una mano invisibile lo spingesse all’indietro, che irritato esclama: “”Ancora, ancora””.

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Un mese prima del suo viaggio in Africa, nella capitale di Bangui si diffondono ancora tumulti tra la popolazione, che spingono la Francia a dissuadere il Papa dal recarsi in quel territorio per la sua visita pastorale poiché ritenuto troppo pericoloso per i suoi conflitti interni, che potrebbero addirittura peggiorare con la sua visita nella della Repubblica Centrafricana, poiché essa attirerebbe migliaia di fedeli da altri paesi vicini, destabilizzando ulteriormente la situazione. Nonostante le parole della Francia volte a dissuadere la presenza del Papa nel recarsi a Bangui, il Sommo Pontefice, di contro, attraverso un video messaggio fatto capitare tramite la Nunziatura Apostolica fa sapere alla popolazione centroafricana e al mondo intero che lui farà tappa in quel territorio di cui desidera vedere la terra e il popolo. A causa del diniego della Francia di voler assicurare l’incolumità del Papa all’interno del territorio di Bangui limitandola solo alla zona dell’aeroporto, viene predisposta una piccola scorta composta da 40 uomini della gendarmeria vaticana più altri 20 uomini facenti parte di corpi speciali inviati dagli Stati Uniti, col compito di monitorare le aree di spostamento del Papa all’interno della città di Bangui, prima del suo arrivo nella capitale della Repubblica Centrafricana. Il giorno del suo arrivo all’aeroporto di Bangui, il Papa attraversa il quartiere “combattants” in macchina chiusa per circa 3 Km. Dopo aver trascorso questa distanza, decide di continuare il percorso utilizzando la sua papa-mobile; sono soprattutto i giovani a mobilitarsi per la sua sicurezza e la sua protezione personale. Possiamo immaginare la protezione che potessero garantire al Santo Padre…

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In questo primo giorno visita gli sfollati della Parrocchia Saint Sauveur dove al previsto discorso preferisce immergersi tra la folla. Si reca poi alla Cattedrale di Bangui ed opera un intenso dialogo, prima con i consacrati, poi con la popolazione, invitandoli alla pace, alla fraternità, al perdono poiché in quel giorno Bangui diverrà la capitale spirituale del mondo con l’apertura della porta santa e inaugurerà di fatto l’anno giubilare della misericordia. Nel suo secondo giorno in visita a Bangui, Papa Francesco decide di recarsi in visita alla moschea musulmana della zona Km 5, dove nel frattempo, assicuratasi la venuta del Papa, la popolazione musulmana elimina tutte le barricate e gli ostacoli che da anni di conflitto separavano i diversi territori.  Papa Francesco sempre scortato da una numerosa folla di popolazione non musulmana, si dirige all’interno della Moschea, e invita il popolo musulmano a pregare e a lavorare per la riconciliazione, la fraternità e la solidarietà tra tutti, senza dimenticare le persone che più hanno sofferto per questi avvenimenti. Ripartendo dall’area di Km 5, molti musulmani che da anni di conflitto non uscivano più da quella zona, rincorrono anch’essi il Papa creando così un amalgama, un’unione tra cristiani, musulmani e persone di altre religioni, che di fatto pone fine ad una tensione che ormai durava da diversi anni.

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Dopo alcuni giorni che il Papa aveva fatto ormai ritorno a Roma, l’arcivescovo di Bangui, Monsignor Dieudonnè Nzapalainga, fece ritorno nella zona di Km 5 per verificare il cambiamento avvenuto tra la popolazione dopo la venuta papale ed era accompagnato da alcuni giovani cristiani. Tra questi giovani, un musulmano notò una persona che in un disordine scoppiato tra cristiani e musulmani, aveva ucciso uno di loro.  Questo episodio però non provocò alcuna reazione da parte dei musulmani, poiché ricordarono le parole “dell’uomo di Dio” che li aveva invitati a perdonare. A conferma del cambiamento effettivamente avvenuto nella popolazione di Bangui, posso testimoniare che a distanza di un mese dalla visita di Papa Francesco, che nella città non si sentivano più alcuno sparo……l’uomo di Dio ha portato finalmente la pace tra i non islamici e islamici, quella pace che gli uomini armati non sono riusciti a portare.

Jean-Claude M. Nzembele

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